

OZ 16.06.2026
Disegnata da Marco Acerbis per Et al.
Ci sono sedie che sembrano sapere da sempre cosa devono essere. OZ è una di queste: nasce da una forma immediata, riconoscibile, volutamente classica, che si inserisce con naturalezza in contesti diversi.
Da un gesto archetipico parte il progetto di Marco Acerbis, che per Et al. interpreta l’essenza della sedia attraverso un segno strutturale, chiaro e contemporaneo.
OZ riflette sul tema della sedia come tipologia universale, traducendolo in un oggetto contemporaneo definito da precisione formale, qualità materica e attenzione all’esperienza d’uso. Così OZ trova il suo posto negli spazi della convivialità, nelle sale ristoranti o lounge, ma anche nei luoghi dell’attesa, quando anche il tempo cambia ritmo.
OZ è caratterizzata da un telaio in metallo verniciato, che disegna la sua geometria semplice e precisa. I tubi, rastremati con delicatezza, alleggeriscono la struttura e ne slanciano le proporzioni, costruendo una presenza visiva misurata ma rigorosa. Il risultato è una sintesi formale capace di raccontare l’iconografia classica della sedia, reinterpretata con un’eleganza attuale e un linguaggio coerente.
All’interno di questo perimetro strutturale si inserisce il volume imbottito, che introduce una dimensione più morbida e sensoriale. Seduta e schienale sono definiti da un rivestimento continuo che avvolge anche la parte inferiore della seduta, amplificando la percezione di comfort. La relazione tra il telaio e l’imbottito genera un contrasto armonioso: da un lato il segno definito della struttura, dall’altro il tessuto che sembra inglobarla, producendo una sensualità visiva e tattile.
Il rivestimento, completamente sfoderabile, risponde a esigenze funzionali e di durabilità, permettendo una gestione pratica del prodotto nel tempo: manutenzione, sostituzione e personalizzazione diventano parte integrante del progetto. Disponibile con o senza bracciolo, OZ si configura, così, come un racconto di elementi essenziali: struttura, volume, involucro, in cui geometria, eleganza e leggerezza convivono in un unico gesto archetipico.
